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mercoledì, 26 novembre 2003
LETERNAUTA Come ...

L’ETERNAUTA

Come molti, anch’io sono caduto preda degli allegati dei quotidiani in edicola.
Per la precisione, oltre all’enciclopedia, acquisto fedelmente i volumi della collana I classici del fumetto di Repubblica.
A differenza di quanto uno potrebbe aspettarsi da queste iniziative, ammetto (nella mia ignoranza) di aver trovato tutti i volumi interessanti (beh, poi non amo walt disney, tanto meno topolino…ma quella è un’altra storia). L’ultimo che ho letto è quello dedicato a L’Eternauta (www.eternauta.com se capite lo spagnolo argentino), fumetto di cui non avevo mai letto nulla (nella mia ignoranza).

La storia ha origine da una “catastrofe mondiale”, una tragedia di proporzioni talmente enormi da essere in grado di estinguere l’uomo. Scritto da Héctor G. Oesterheld e disegnato L’Eternauta è stato creato e pubblicato tra il 1957 ed il 1959 (anche allora in edicola).

Vent’anni dopo, esattamente nel 1977, in Argentina una “catastrofe nazionale” colpisce anche lo scrittore H.G. Oesterheld che, da denuncia della moglie, risulta scomparso con le sue quattro foglie. Desaparecidos.

Sul volume si legge “Héctor German Oesterheld (1919-?)”.
È quel punto interrogativo lì, che mi ha sconcertato: ma come un punto interrogativo?
In più sarebbe bello se uno potesse pensare che è veramente un punto interrogativo e non un punto esclamativo secco ed inequivocabile, chiaro, senza alternative. Sarebbe bello se Oesterheld si chiamasse Juan, come il protagonista di una delle sue opere di maggior successo. Sarebbe bello che leggeste LEternauta, secondo me. Ebbene sì: tutto questo casino solo per consigliarvelo.

Proprio qui a Torino, nel 2002, c’è stata una mostra intitolata “Donde esta Oesterheld? Il fumetto argentino desaparecido” (di cui esiste anche un catalogo edito da Lo Scarabeo, ma naturalmente io arrivo sempre tardi…

Ciao.

cristiano - perturbazione







Postato da: perturbazione a novembre 26, 2003 19:03 | link | commenti (17) |

sabato, 22 novembre 2003

 

Quando arriva questo periodo dell’anno, cioè grosso modo la fine dell’anno, la mia casella postale comincia a riempirsi di mail contenenti classifiche. Si tratta di un’abitudine che va avanti da un po’ di anni, e per l’esattezza da moooooolto tempo prima che Nick Hornby sintetizzasse questa sindrome da malati terminali della discografia (sto provando a uscirci, ma non è facile!) sotto forma di top 5 o 31 canzoni. Bene: alcuni mi scrivono per comunicarmi la loro playlist dell’anno, la propria top 10, i dieci dischi migliori usciti e ascoltati nell’anno. Molti, la maggioranza, sono quelli che invece chiedono di comunicargli la mia. Detto fatto: qua sotto trovate con qualche giorno d’anticipo (rispetto alle pagine che probabilmente conoscete) la mia top 10 dell’anno. M’importa sapere la vostra opinione? Ma certo, anche se potrete dire quello che volete, ma in ogni caso, proprio in scala gerarchica, io amo questi dischi. Se poi, oltre a commenti, apprezzamenti, condivisione, insulti e altro vi va di cominciare a segnalare la vostra di top 10 per il 2003, be’, siete i benvenuti. Manca ancora un po’ di tempo alla fine dell’anno, e magari non tutti abbiamo sentito quello che volevamo sentire, per ragioni di soldi e tempo. Ma si sa che a ‘sto punto - escono solo antologie e box dei Queen per Natale, e anche se non è vero uno ha sempre l’impressione che escano solo antologie e box dei Queen per Natale - i giochi sono fatti. Dimenticanze? Mancanze? Scoperte per regali di Natale a voi stessi o alla fidanzata? Dite la vostra! Segue classifica con breve spiegazione personale per ogni item prescelto.

2003: la mia top 10

1.       Baustelle - La moda del lento: perché Maurizio c’ha messo due anni a convincermi che dovevo assolutamente comprare il loro primo disco (che non è questo). Perché l’ho comprato giusto in tempo prima che finisse fuori commercio o qualcosa del genere. Perché forse l’ho perso. Perché poi è uscito La moda del lento. Perché ho passato almeno due weekend al mare con Irene, Max, Stefania e Bau a urlare a squarciagola sull’Aurelia (in macchina, con l’autoradio a palla da veri tamarri, tra Sanremo e Pompeiana: ed ero veramente, ma veramente felice, quasi come quando gioco a calcetto) tutti i versi del disco, ma soprattutto, a braccio: “eri più bella quando stavi con me”, “io e te un futuro non con c’è ma vedrai ci sarà”, “per adorare te… solo per te”. Perché gli occhi di Rachele bucano. Perché Francesco è una delle rarissime persone che avrei voluto conoscere e che, una volta conosciute, non mi ha deluso, anzi. Perché gli piace Ciampi (non il presidente). Perché fingendo di fare le pulizie domestiche sono la colonna sonora ideale. Perché in cuor mio penso che anche se un giorno diventeranno famosissimi (e glielo auguro) si ricorderanno sempre di cos’è la solitudine. Oltre alla provincia, la masturbazione, le panchine, l’amore e un altro tot di cose che so benissimo ma che ora non mi vengono in mente. Perché produce tutto Amerigo Verardi che è un grandissimo.    

2.       Virginiana Miller - La verità sul tennis: perché anni fa stroncai un loro disco di cui tutti dissero che era un capolavoro e forse era vero ma a me non sembrava così; perché è bellissimo ricredersi molti anni dopo, anche se questo disco è infinitamente più bello di quel disco. Perché scrivono testi incredibili che canto stonato in casa. Perché hanno il coraggio di stendere e intonare un verso pazzesco che farebbe ridere detto da chiunque altro e che invece loro rendono sublime e che fa: “Ci sono giorni possibili altri mondi immaginabili finché siamo giovani”. Perché le aperture de La verità sul tennis e La vita illusa mi ricordano Johnny Marr. Perché sono di Livorno, dove un giorno conoscemmo una che era l’alter-ego di Julianne Moore, non so se mi spiego. Perché scrivono cose di una lucidità mostruosa sulla musica, sui loro dischi e sul sito, e vorrei che tutti le leggessero. Perché Jasmine è molto simpatica. Perché Simone sembra uno che staresti ad ascoltare per ore. Perché produce tutto Amerigo Verardi che è un grandissimo.

3.       The Decemberists - Castaways & Cutouts + Here Majesty The Decemberists: perché ci sono dischi che restano nascosti per mesi sulla mia scrivania e non penso di cavarci niente. Poi un giorno, invece, Silvestrin (di cui mia moglie è neanche troppo segretamente innamorata e lui una volta le ha anche fatto un autografo che gli altri del gruppo le hanno portato e su c’è scritto qualcosa tipo “che nessuno lo sappia”, ma non ne sono sicuro) ne parla benissimo a Brand:New; e allora mi ricordo di averlo quel disco, e sembra anche a me benissimo. Dice: ma che, avevi bisogno di Silvestrin? Forse sì, che spero sia una risposta diversa da quella che formulerebbe mia moglie.

4.       The Postal Service - Give up: perché mi ero ripromesso segretamente - d’accordo con gli amici di Polaroid, ma senza dirglielo - che siccome a inizio anno eravamo tutti piacevolmente sconvolti da questo disco tanto da definirlo da playlist, be’, insomma, c’era una promessa da mantenere. Perché Jimmy Tamborello da solo è i Dntel, che sono abbastanza imperdibili. Perché il cantate (Ben Gibbard) è la voce dei Death Cab For Cutie che sono uno dei più grandi gruppi indie americani odierni e questa mia impressione si è vieppiù rinforzata avendo appena ascoltato l’ultimo gigantesco cd (Transatlanticism), appena giuntomi tramite ordine via cdnow.

5.       Benjamin BiolayNégatif : perché è un regalo di Cristina, e mi basta. Perché è fratello di Coralie Clement, e anche questo mi basta. Perché poi l’ho regalato a Gigi. Perché è amico intimo e collaboratore di Keren Ann che nessuno conosce, ma che è un genio. Perché ammiro sempre chi ha la forza di pubblicare un disco doppio (e riesce a convincermi anche se è sposato con quella sogliola di Chiara Mastroianni). E perché: ve lo vedete Nick Drake che recita in un western francese? No, appunto…

6.       The RaptureEchoes: perché suona come i Cure. O come i Duran Duran. Perché suona come i Cure e i Duran Duran, ma oggi. Perché a Gigi piacevano i Duran Duran (e anche Raf). Perché a noi tutti piacevano i Duran Duran (Raf di meno) solo che quando andavamo a scuola alle medie non potevamo dichiararlo: a) perché erano materia da femmine; b) perché anche se avessimo detto che piacevano pure a noi, loro, le femmine, avrebbero comunque continuato a preferire Simon Le Bon e John Taylor.

7.       Broken Social Scene - You Forgot it in People: perché sono riusciti in una specie di miracolo: cioè immaginare che i Godspeed You! Black Emperor potessero scrivere canzoni.

8.       BedSpacebox: perché nessuno si ricordava più di lui. Perché l’ultimo pezzo del disco che non ho sottomano per cui non ricordo il titolo è un caso unico di cd che sembra essersi incantato invece va avanti e incanta piuttosto chi lo ascolta. Perché assomiglia agli ultimi Talk Talk, che fecero un percorso simile a quello dei Radiohead, ma 15 anni prima e oggi nessuno se li fila più.

9.        The White StripesElephant: perché li ho visti di persona da vicino e gli ho stretto la mano. Perché vestono di bianco, rosso e nero anche durante le interviste. Perché Meg ha fatto la coda diligentemente per andare al bagno (dopo di me). Perché se contano balle lo fanno bene. Perché gli Strokes hanno fallito e loro invece no. Perché adesso va di moda dire (anche tra noi in sala prove) che il video di The Hardest Button… è una botta (proprio nel senso della gran cassa). Perché Seven Nation Army è quello che è e facendo i deficienti cominciamo sempre a suonarla nel soundcheck.

10.   Blur - Think Tank: perché un giorno di gennaio di tanti anni fa, quando lo intervistai a Londra, Damon Albarn non aveva le calze. Perché è difficile penso fare un disco senza chitarrista quando sei un gruppo con la chitarra. Perché Out of Time è fuori dal tempo. Perché On the Way to the Club contiene una di quella frasi da film che uno vorrebbe sempre aver pronunciato nella vita: “Perché tutto quello che voglio è stare con te”. 

rossano - perturbazione

Postato da: perturbazione a novembre 22, 2003 17:34 | link | commenti (22) |

domenica, 16 novembre 2003

Tempo fa avevo i capelli lunghi e, forse per questo, venivo costantemente fermato dai Carabinieri sulla mia vecchia Panda Young a cui, in un pomeriggio in cui non avevo nulla da fare (che bei momenti...) avevo tolto la "ng" , in favore di uno scarabocchiato "th", e avevo scritto sopra in verde "Sonic". Tragico, no? Comunque, fiero di questo nuovo modello FIAT, ero ignaro che un giorno l'Arma intera sarebbe stata santificata da una televisione e da una stampa con un rinnovato interesse per tematiche patriottiche. E mi ci incazzavo. Oggi, prevedo un dialogo lievemente diverso da quello che avveniva allora.


Prima della cura:
-Favorisca patente e libretto!-
Oddìo, chissà dov'è il libretto, ostenta calma, ma perchè bisogna sempre sentirsi inadeguati e colpevoli anche se...
-
Ha sentito?-
-Certo, certo, un attimo e...-
-E questa, secondo lei è una patente?-
-Ehm, si, è stata lavata con i pantalo...-
-Scenda, svuoti le tasche e appoggi tutto sul cofano-
Ci risiamo...
-
Scusi, ma perchè avete fermato proprio me?-
-Qui le domande le facciamo noi e non faccia il furbo!!-
-Altrimenti?-
Cazzo, ho esagerato, ma questi...
-Cosa dice?-
-Niente, niente-
-Ah, perchè mi era sembrato di capire...Ehi, controlla un pò questi dati...-
Sento un fuoco che mi sale da Kundalini e vorrei morire per autocombustione. Nella via intanto tutto prosegue come al solito, anzi no, c'è la nuova attrazione alla quale si può donare uno sguardo passando, commentando con l'amico/a. Il capellone fermo a gambe aperte. Se l'hanno fermato un motivo ci sarà pure no?
Naturalmente tutto si chiudeva con un nulla di fatto e lo sguardo accusatorio del Carabiniere che senza parole riusciva a dirti: Stavolta l'hai passata liscia, ma la prossima volta...E tu risalivi in macchina dilaniato tra la tua meschina figura e dialoghi sui massimi sistemi in cui un giorno saresti diventato Presidente e a queste mezze figure gliel'avresti fatta pagare...

Dopo la cura:
-Favorisca patente e libretto!-
Oddìo, i fiori, li ho dimenticati, ma aspetta, avevo messo qui il bigliettino...
-
Ecco a Lei, e tenga pure questo biglietto, in nome non solo mio, ma del Popolo intero.
Il Carabiniere legge. Abbozza un sorriso.
-Fra poco avremo finito, controlliamo solo...-
-Si figuri, la Patria ha bisogno di eroi come voi, guardo sempre il Maresciallo Rocca-
-Grazie, vada pure, sono solo sessantadue euro perchè i suoi pneumatici....-
-Per me, contribuire alla Causa è sempre un onore. Anche il Bobby di quartiere mi riempie il cuore d'orgoglio...-
-Va bene, va bene, arrivederci-
-Arrivederci-
-Ah, se le capita, cancelli quella stupida scritta dalla sua macchina, non le sembra troppo esterofila?-
-Ehm... si, però sono un gruppo americano-
-Americano? Bhè, in questo caso per stavolta chiuderemo un occhio...-

Intervista a me stesso:
-Ma non sarai mica diventato anti-patriottico?
-Ma io questi concetti...
-Ecco, dite sempre così voi!
-E fammi finire, il cosmopolitismo, l'esistenzialimo...
-Si, si, il comunismo, il disfattismo, sempre le solite cose!
-A te Ferrara ti ha bollito il cervello!-
-Guarda che dire Patria non è reato, semmai...-
-Basta, mi hai stufato, torno ad essere una sola persona
-Ricordati i mortiiiiiiCLICK

Cazzo, abbiamo manifestato per la pace anche perchè non morissero persone, non Carabinieri o terroristi, persone!

Ultimo sfogo:
D'Alema, dì qualcosa di sinistra!
Barbara Palombelli, dì almeno qualcosa!
Gigi, taci per sempre e guarda meno televisione

-Si, sai, ma quando mangio, la seraCLICK

gigi - perturbazione
























































Postato da: perturbazione a novembre 16, 2003 19:21 | link | commenti (5) |

sabato, 08 novembre 2003

Italia, terra di santi, navigatori e poeti.
Penso che emigrerò nell'Isola di Pasqua....

gigi - perturbazione


Postato da: perturbazione a novembre 08, 2003 12:14 | link | commenti (6) |

sabato, 01 novembre 2003

 

Dello spargere i semi al vento...

ovvero un titolo pretenzioso per

Una lettera aperta a chi mi ha donato il proprio cd aggiungendo timidamente "...se hai voglia di ascoltarlo e dirmi cosa ne pensi... sinceramente..."

Hola!

Prima di tutto, andateci piano, perchè questa roba fa venire sonno a me che l'ho scritta...

Ho deciso di usare lo spazio a disposizione in questo blog per una "riflessione a ruota libera" sul mio rapporto con i musicisti da cui ho l'onore e l'onere di ricevere un cd o un cdr o un demo, insomma del materiale audio.

Ma per semplificare la cosa scriverò queste righe a me stesso, più che a un destinatario immaginario.

Ho 30 anni, 31 tra poco, e sto provando a scrivere al me stesso di 21 anni.

A quel tempo, stiamo parlando del 1993, i perturbazione avevano appena realizzato il loro primo demo tape, che poi in realtà era il secondo, comunque, lasciamo perdere, il succo è: il primo demo in cui credevamo profondamente, ciecamente, con tutta la forza d'animo di un 21enne.

Spedimmo quelle cassette (perchè allora i demo si facevano su cassetta e non su cdr...) a tutte le riviste e le fanzine che conoscevamo, in attesa delle recensioni...

Accadde lo stesso qualche anno più tardi, quando ci sentimmo pronti ad autoprodurre il nostro primo 7", ovvero un 45 giri, che in realtà girava a 33. Era il 1996.

Com'ero io a 21 anni? Che cosa mi aspettavo da una recensione o dal commento di un musicista che stimavo particolarmente a cui avevo spedito il disco sperando "dai, che magari mi risponde..."? (lo feci con julian cope e mike watt... no, non mi hanno mai risposto)

Penso che la recensione più personale di "Corridors/A huge mistake" che ricordo sia stata pubblicata su una fanzine molto vicina all'hard core che si chiamava "Nessuno Schema", non so nemmeno se esista tuttora. Cominciava così: "O porco dio, ci risiamo..." (chiedo scusa per la bestemmia, ma era mia intenzione citare la fonte testualmente, qualsiasi eufemismo non avrebbe reso l'idea, n'est pas?).

Chi si occupa di demo sulle riviste specializzate assume di solito due atteggiamenti opposti, ci sono i "delicati" e gli "schiacciali senza pietà".

I primi ritengono che un gruppo che produce un demo non vada trattato nella stessa maniera di chi fa uscire ufficialmente un disco, ritengono cioè che sia necessaria una buona dose di delicatezza nel commentare il lavoro del gruppo, e qui di solito si sprecano i velati eufemismi per dire che il cantante dovrebbe prendere qualche lezione di canto, il chitarrista ascoltare qualcosa di diverso da Steve Vai tanto per cambiare, e così via...

I secondi ritengono invece che il giovane virgulto che osa ugulare in un microfono i suoi dolori di pubertà vada stroncato sul nascere. Gli appartenenti a questa seconda e minoritaria categoria non sono persone cattive, tutt'altro... semplicemente hanno deciso di applicare le regole dell'evoluzione darwiniana al loro mestiere, e il risultato è: "...io gli sputo in faccia quello che penso, se sono intelligenti e forti cresceranno, altrimenti pace all'anima loro, non li ho pregati io di spedirmi 'sto cazzo di demo in redazione..."

Bene, non ho mai trovato un gruppo soddisfatto delle recensioni dei propri demo, nemmeno uno, qualsiasi fosse l'area di appartenenza del recensore...

Ho letto con divertimento lettere di avvocati che intimavano pubbliche scuse per i propri assistiti in quanto danneggiati da una rivista di settore... oppure ho sentito commentare "...ma che cazzo vuole dire 'sta recensione, ma questo in che lingua parla...?!?".

Ma non ho mai sentito un musicista in erba ritenersi soddisfatto del giudizio epresso su di lui da un giornalista che si era preso la briga di recensire un demo che gli era stato inviato dal musicista stesso, "...con preghiera di pubblicazione..."

Cosa vorrei dire con questa montagna di parole?

Penso che vorrei solo dire che io a 21 anni non ero contento delle recensioni quanto non lo sono i ragazzi di 21 anni che ogni tanto si fermano a chiaccherare con me ai nostri concerti. Ma vorrei aggiungere che con il tempo ho capito dove nasceva quella frustrazione...

Il problema è che sei nella terra di nessuno, come un soldatino all'attacco, sei in un limbo senza nome dal quale speri di uscire al più presto ma nel quale ti sei andato a cacciare con le tue stesse manine... hai superato da un pezzo il tempo dei saggi di fine anno, quando i parenti in fila applaudono anche se fai schifo... sei grande ora, ma invisibile, e a tutti chiedi "Mi vedi?". Spargi semi al vento augurandoti di poter raccogliere i frutti nel futuro, ma chissà dove si saranno andati a posare... mi fermo prima di esagerare con questo tono lievemente cattocomunista, ma volevo solo aggiungere che davvero mi sono stupito anch'io, quando ho ritrovato il nostro primo demo nelle mani di qualcuno che lo aveva intercettato per strani giochi del destino, in un posto dove non me lo sarei mai aspettato e dove si era "andato a posare"... un informagiovani in qualche punto imprecisato del nord Italia, la redazione di una radio parrocchiale, un amico di amici che non avevano apprezzato la nostra musica...

Ecco, tutto qua, il succo è che a un certo punto ho capito che non aveva senso chiedere di essere giudicati come se il proprio demo fosse "un disco vero", ma allo stesso tempo ho capito che a 21 anni non puoi smettere di farlo...

E' una contraddizione, lo so, ma le contraddizioni sono il pane quotidiano dell'esistenza.

Concludo questo delirio aggiungendo soltanto che preferivo condividere la mia esperienza personale con chi mi ha donato o mi donerà la sua musica, piuttosto che scervellarmi nel trovare le parole giuste per "esprimere un giudizio" sulla sua musica. Non perchè mi manchi il coraggio (ok, a volte un pochettino...), ma perchè quel poco che posso donare a un gruppo alle prime armi sta chiuso nella mia storia. E basta.

tommy - perturbazione

Postato da: perturbazione a novembre 01, 2003 18:59 | link | commenti (8) |