Il calcio in culo
Qualcuno molti giorni fa ci aveva chiesto una considerazione su tutto quello che è avvenuto e sta avvenendo nel mondo del calcio. Premetto che sono un tifoso del Torino. Ho una media di tre partite all'anno viste allo stadio (ci vado con Maurizio, il nostro fonico, Enzo un amico comune e il papà di Mauri). In questo sono una specie di cattolico non praticante, che a messa ci va giusto per Pasqua e Natale. Adoro i commenti delle persone attempate allo stadio. All'epoca della gestione di Cimminelli, più noto ai veri tifosi granata come 'il maiale', i commenti dei sostenitori verso i giocatori erano così disperati da suscitare persino una certa ilarità, forse per non perdersi nella disperazione.
Moggi, insieme a Nizzola, è stato uno dei fautori della stagione aurea granata post scudetto del '75-'76. Chi ha la ma età ed è del Toro, non può non ricordarsi di Junior. Poi Moggi passa al Napoli. E una generazione di giocatori del Torino finiscono dispersi, la squadra decimata. Fino all'anno scorso il Torino era presieduto da un 'gobbo' e diretto sportivamente da colui che aveva ucciso non metaforicamente Gigi Meroni. Un bel paradosso. Tornando al parallelismo sacro-profano, sarebbe un pò come andare a messa tutte le domeniche a sentire la predica del parroco che ha molestato tuo figlio. Per questo il tifoso granata scopre il marcio del mondo del calcio sulla propria pelle molto prima del sentire comune. Soffre schizofrenicamente. Da un lato è attaccato alla maglia del cuore, dall'altro capisce che la maglia viene sistematicamente indossata o rubata da persone che sistematicamente la calpestano. I giocatori sono diventati dei mercenari, la dirigenza ammette pubblicamente di tifare Juve (tornando al parroco, è come scoprirlo musulmano). L'apoteosi è la salita in A (molto sofferta), i festeggiameti, e la comunicazione che si tornerà in B se tutto va bene. Poi arriva Cairo ribattezzato Urbano I e la storia la si conosce.
Oggi il tifoso del Toro non vuole sconti per le altre squadre.
Ma questo è un discorso 'scontato'.
C'è invece un altro aspetto che ho focalizzato solo pochi giorni fa e che mi sembra sia stato poco preso in analisi.
Dietro la G***e (un granata che si rispetti non può scrivere il nome dei bianconeri per esteso. Speriamo non si tratti di un tabù freudiano) ci sono i poteri industriali degli Agnelli prima e degli Elkann oggi. Dietro il Milan c'è Mediaset. Dietro la serie A, la Gea e tutta questa babele, si nascondono, neanche troppo, i figli o i padri che fanno riferimento all'intero indotto del sistema capitalistico italiano. Cragnotti, Tanzi, Geronzi, Berlusconi, Della Valle, Capitalia, Telecom, Mediaset, Fiat, Paco Pena... ecc.
La domanda è la seguente: ma se sono stati capaci a fare tutto quello che potrebbe venire provato nel mondo del calcio, cioè limitatamente a quello che resta un gioco, che cosa sono veramente capaci di fare nella vita di tutti i giorni? Di quali altri 'Moggi' si circondano? Quali 'arbitri' condizionano? Quali giornalisti 'influenzano'?
Perchè non posso pensare che per il resto tutto sia pulito e trasparente e poi solo nel calcio succedano le peggio cose.
A volte, forse per l'indole granata, viene da pensare che ci vorrebbe una persona capace di dare delle direttive precise, pulite, che sia un riferimento per i cittadini, una specie di re...
DRIIIN - RECORD MODE ON - QUOTE ROSA OFF
-Pronto Gigi?-
-Ciao sono Vittorio-
-Sgarbi? Feltri? Cecchi Gori?-
-No, Vittorio, QUEL Vittorio...-
-Ah...-
-E' per quel concerto dei Perturbazione. Avevi chiesto qualche donnina nel backstage, no?-
-...-
Scusate, è caduta la linea, provo a richiamare io. Ci sentiamo dopo.
gigi - perturbazione
Tutti in miniera!
Un po’ distratto, in questi giorni di tour e assenza da Torino, non mi sono accorto della nuova campagna pubblicitaria della FIAT, che tappezza i muri della città e giganteggia sulle insegne a 12 vetrine delle concessionarie.
E forse avrei fatto meglio a non accorgemene.
Si tratta del “lancio” del Mirafiori Motor Village, una sorta d’ipermercato dell’auto aperto negli spazi della storica fabbrica di Mirafiori, per l’appunto. La novità, scrive «La Stampa» del 26 maggio, è che
«è rarissimo acquistare la propria auto dove viene prodotta, non accade in Italia, accade raramente nel mondo. […] L’idea è di tenere insieme due momenti fondamentali per un’azienda: la produzione e la vendita».
Dal produttore al consumatore: un po’ come andare a comprare le robiole dal margaro di fiducia al paese, insomma. Mah…
Ma se questa logica d’impresa, in fondo, non è affar nostro, lo è invece – in quanto consumatori, torinesi, persone – la nuova (spensierata, ignorante, irrispettosa) frontiera del marketing che ha prodotto la campagna pubblicitaria che tappezza la città.
Il “festoso” claim recita: “Tutti in fabbrica!”.
Tutti in fabbrica? Forse ho letto male. Forse non ho capito un cazzo. Rileggiamo…
“Tutti in fabbrica!”: è proprio così. Non ci posso credere.
Qui sono usciti tutti pazzi o forse i pubblicitari di oggi, quando andavano a scuola, hanno studiato su libri di storia a cui erano state strappate svariate pagine, un po’ come capitava col regime di Ceausescu in Romania.
Non è ammissibile che un secolo abbondante di lotta operaia venga sdoganato in questa maniera indegna e senza alcun rispetto.
E non è possibile che in questa cazzo di città, che ha legato la sua storia più o meno recente proprio allo stabilimento di Mirafiori, nessuno si rivolti contro tanta sprezzante spensieratezza.
“Tutti in fabbrica!” non è come scrivere “Tutti al mare!” o “Tutti da McDonald’s!”, cazzo! No, no, e ancora no.
Se i vari Montezemolo, Marchionne, Elkann e compagnia credono di rilanciare la nuova FIAT (e la nuova Torino) facendo della storia (talvolta tragica) delle persone un Luna Park, beh, si sbagliano di grosso.
E quindi si meritano un nuovo claim e un sentito invito: “Tutti in miniera!”. Così, forse, capiranno cosa significano le parole “lavoro” e “rispetto”.
stefano - perturbazione