Cos'è successo?
Circa un mesetto fa commentavo con il mio amico Angelo un articolo dell'Economist il cui titolo, se fosse stato Il Vernacoliere, si sarebbe potuto tradurre in "i Radiohead vanno in culo ai DRM" (digital right management...ne avevamo già parlato in passato con l'intervista a Chiariglione). Angelo che lavora al progetto Digital Medita in Italy (rif. sempre intervista a Chiariglione) ed io che ho una piccola etichetta discografica avevamo risposto "beh, bella forza, quelli sono i Radiohead".
Ora, invece, il Corriere della Sera ribatte un articolo in cui si dice che la scommessa del gruppo inglese è andata persa: 3 persone su 5 non hanno pagato nulla per scaricare il disco, le altre due si sono attestate su una media di 2,50GBP.
In realtà, a ben verificare, direi che è tutt'altro che una scommessa persa, per lo meno non per i Radiohead: parliamo di 3 download su 5 ma questi 5 si attestano oltre il milione, il che vuol dire che 400.000 download sono stati pagati (seppur pochetto...ma parliamo di incassi al netto delle trattenute di iTunes e della casa discografica) e forse gli altri 600.000 se lo sono downloadato a gratis dal sito dei Radiohead anziché da eMule, senza contare che gli ordini per il box contenente vinili e cd pare fiocchino. Quindi "bella forza, sono i Radiohead" e non ci hanno poi rimesso secondo me, però hanno dimostrato al mondo un paio di cose:
1) che le case discografiche possono dormire sonni tranquilli perché non sono loro, non è il caro cd, non è l'iva al 20% il problema non è l'incapacità delle persone che ci lavorano dentro a non far vendere i dischi;
2) che per la ggente la musica è un prodotto che continua a non meritare d'esser pagato, neanche se responsabilizzata tramite la libera offerta ma che piuttosto "l'occasione fa l'uomo ladro".
Così, i Radiohead hanno raccolto il loro bottino (che a dire il vero è più di promozione, di prestigio e di innovazione che di denaro) e le case discografiche si portano a casa il risultato di poter dire al prossimo meeting-sulla-scarsa-vendita-della-musica che "gli utenti sono dei balordi, degli scrocconi" e che "non è la discografia in crisi ma i valori morali di chi la musica la ascolta".
Morale: ancora nessuna novità per la musica.
Per concludere il post, anche io mi permetto di allegare un video e visto che la diatriba su 'sta faccenda è pressoché irrisolvibile (i Radiohead hanno dichiarato di non aver rilasciato alcun dato a chicchessia), per una volta evitiamo la polemica e godiamoci qualcosa di profondamente bello...almeno per chi scrive.
cristiano - perturbazione
